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THE HURT LOCKER

THE HURT LOCKER

Titolo originale: The Hurt Locker
Produzione: U.S.A.
Anno: 2008
Durata: 131 min
Regia: Kathryn Bigelow
Attori: Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Guy Pearce, Ralph Fiennes, David Morse, Evangeline Lilly, Christian Camargo, Christopher Sayegh, Sam Redford


Trama:

Lady Oscar... Kathryn Bigelow
Il curioso caso di The Hurt Locker


Nella storia degli Oscar ne abbiamo viste tante di prime volte. Questa edizione sarà ricordata come quella della prima Lady a trionfare nella categoria che da più di 80 anni era stata a completo appannaggio dei Mister, quella per la miglior Regia a Kathryn Bigelow. Sarà ricordata come quella del più grande successo commerciale di tutti i tempi, lo sconfitto Avatar del “Titanico” James Cameron. Sarà ricordata come quella dell’ennesima delusione Tarantiniana, nonostante il suo Inglorious Basterds sia una film tecnicamente elaborato, superbamente diretto e splendidamente sceneggiato. Sarà ricordata soprattutto per il clamoroso successo di
The Hurt Locker, pellicola che ha costruito la sua fortuna nel tempo. Bistrattata all’uscita nel 2008 e osannata dall’Academy nel 2010; forse eccessivamente sopravvalutata considerato il decadimento qualitativo della recente produzione americana a favore di paesi più avvezzi al Cinema d’Autore, di gran lunga superiore a quello commerciale, se si considera che la definizione di Settima Arte va applicata al Cinema che ne contiene a sua volta svariate. Per citare il maestro Akira Kurosawa – “Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica”. Da ciò si può comprendere la scelta di premiare un film onesto e “snello”, senza pomposi artifici digitali, agli antipodi con la cultura capitalistica dell’intrattenimento hollywoodiano, girato da una regista senza clamorosi successi economici alle spalle e con poca confidenza verso lo star system.

Basato sulla sceneggiatura scritta a quattro mani dalla stessa Kathryn Bigelow e dallo scrittore e reporter di guerra Mark Boal, The Hurt Locker ruota intorno alle vicende dell'unità speciale "Bravo Company", capitanata dal Sergente William James (Jeremy Renner - exploit artistico consacrato con la nomination agli Oscar), durante l'occupazione irachena dell'esercito degli Stati Uniti. La squadra di artificieri, composta da personaggi mentalmente instabili e profondamente provati dallo stress quotidiano, ha lo sciagurato compito di disinnescare bombe e prevenire attacchi Kamikaze durante le varie fasi della guerriglia urbana.
Ben diretto da una Bigelow alla sua miglior opera dai tempi di
Point Break (1991) e Strange Days (1995), il film ci introduce con sconvolgente realismo (grazie all'uso curato, mai manieristico, della steady-cam e all’impressionante suono in presa diretta, giustamente premiato con l’Oscar) nell'orrore della guerra moderna dove lo scontro col nemico si riduce a sporadici momenti di tensione, soffermandosi più sul carattere psicologico del dramma umano ed esistenziale di uomini pronti a tutto pur di assecondare quella sete di adrenalina scaturita da missioni suicide nelle quali l'esito è sempre incerto, un filo labile tra il successo e la morte. Assuefatti alla guerra, visibilmente a loro agio in situazioni decisamente fuori dall'ordinario, dovranno fare i conti col ritorno a casa, quasi una punizione per chi ormai si sente inadatto alla vita civile... emblematica è la scena nel supermercato col Sergente James in evidente difficoltà nella scelta dei cereali; nonostante abbia di fronte decine di scaffali colmi di scatole di marche e tipi diversi si ritrova spaesato, quasi indifeso… lui, che con detonatori e fili rossi in mano, non si scompone ed è l’uomo più freddo e preciso dei Marines!
La morale, il messaggio, ognuno deve estrapolarla a suo modo ed interpretarla secondo l’etica personale ed è racchiusa probabilmente nello scambio di battute tra James e il Comandante – “Qual è il miglior modo per disinnescare una bomba?” – “Quello in cui non si muore!”. Fai bene il tuo lavoro, esegui gli ordini e cerca di restare vivo. Non importa se alla fine subisci lacerazioni profonde, ferite invisibili che non si rimargineranno mai. Non è grave se quando arriva il momento di tornare a casa, di tornare dalla tua famiglia, decidi di restare; la guerra ti ha assorbito i pensieri, ti ha drogato la mente. Uno sguardo critico sull’ideologia bellica, sul cameratismo forzato, sulla fragilità della psiche umana… queste ed altre chiavi di lettura possono essere portate all’attenzione, ognuna probabilmente con la sua giusta motivazione. La spiccata, o meno, sensibilità di chi guarda il film, sarà determinante nelle valutazioni finali.
Bisogna essere franchi, il film della Bigelow è ben congeniato. Non si tratta di un capolavoro assoluto, ma verrà ricordato come una pregevole esamina psico-esistenziale sulla guerra moderna, dove l’alienazione mentale è il nemico più ostico da superare.

Lo stranissimo percorso intrapreso da questa pellicola indipendente somiglia ad una lenta e faticosa maratona verso il successo; presentata nell’Ottobre 2008, in anteprima mondiale, alla 65° edizione del Festival Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ricevette un notevole apprezzamento e consensi unanimi dalla critica ma subì un duro colpo ai botteghini con la misera cifra di 111 mila euro in Italia. L’assurdità nella distribuzione di The Hurt Locker, caso più unico che raro, sta nel fatto di essere uscito (28 Gennaio 2009) prima in versione noleggio nelle videoteche italiane, poi, dopo ben sei mesi di grandi difficoltà, a partire da Giugno (ecco spiegato il perché non partecipò all’edizione degli Oscar di quell’anno), venne proiettato in appena 4 sale in tutti gli Stati Uniti con soli 145 mila dollari d’incasso iniziale. Il film rientrò a fatica del budget speso - 15 milioni contro i 20 milioni di dollari incassati tra U.S.A. e resto del mondo - colpa soprattutto della scarsa visibilità che gli venne concessa dai circuiti più importanti. La critica però, sensibile alle tematiche affrontate dalla Bigelow ed alle sue intuizioni tecniche – di cui abbiamo parlato sopra -, iniziò ad elogiarla sempre più vigorosamente e grazie ai Festival Cinematografici che gli attribuivano continui premi e onorificenze, sollecitò l’interesse del grande pubblico. Già a Venezia, il film si aggiudicò ben 5 premi collaterali, e per tutto il 2009 fece incetta di riconoscimenti nei Festival Indipendenti più prestigiosi, da New York a Seattle, da San Francisco a Toronto passando per Vancouver. Nonostante la partenza in salita ha saputo costruirsi la sua strada verso l'Olimpo di Hollywood.
Criticato e deriso da alcuni reduci e dagli stessi marines impegnati in Iraq, indignati per la descrizione "semplicistica" e trasversale del conflitto iracheno e poco convinti da alcune delle sequenze più adrenaliniche del film. Quella del cecchino, ad esempio, è stata minimizzata come  evidente incapacità dei soldati/attori, in palese difficoltà nel neutralizzarlo – “150 metri non è una gran distanza!” hanno esclamato.
Insomma,
The Hurt Locker ha saputo reggere all'impatto negativo iniziale e la lentezza con la quale si è imposto ne ha accentuato l’aura da “capolavoro”, offrendo la possibilità di generare dibattiti filmici sulla credibilità della storia e sull’efficacia scenica, per più di un anno. Se n’è parlato tanto e per molto tempo, e questo può aver giocato a favore del film che, alla lunga, ne ha raccolto considerevoli benefici.
Dopo la bruciante sconfitta a favore di Avatar, durante i Golden Globe 2010, sembrava fossero finiti i sogni di gloria per la Bigelow & soci di aggiudicarsi almeno un Oscar. Sorprendentemente però, addetti ai lavori, riviste e siti specializzati iniziarono una sorta di campagna pro Hurt Locker, definendolo l’outsider da battere! I bookmakers dovettero abbassare le quote delle 8 categorie nelle quali il film era candidato per le troppe puntate degli scommettitori. L’arduo percorso affrontato tra difficoltà distributive e critiche talvolta ingrate, il fatto che la Bigelow era l’ex moglie di Cameron - quale miglior rivincita che batterlo sul palco del Kodak Theatre? -, la prima volta di una regista donna in odore di Oscar, sembravano tutti segni convergenti ad un trionfo inizialmente impensabile. Segni che dunque generarono una certa simpatia intorno alla pellicola e grazie al nuovo sistema di votazione dell'Academy (che ha dato la possibilità a film minori come
District 9, Precious o An Education di avere una visibilità notevole) conquistò una straordinaria vittoria – che per assurdo, negli ultimi due giorni prima della manifestazione, sembrava annunciata. Ben 6 statuette portate a casa (Miglior Film, Regia, Sceneggiatura e Sonoro fra i più importanti), stracciati lo strafavorito "Kolossal Blu" di Cameron e i "Bastardi" di Quentin Tarantino.
Da quella indimenticabile notte, Kathryn Bigelow è entrata nella Storia di Hollywood, si è presa la migliore delle rivincite sull’ex marito e dorme con due Oscar ridenti sulla mensola del letto; chi avrebbe potuto prevederlo all’inizio di questa estenuante escalation? E’ proprio vero quel detto, anche se al contrario… dalle stalle alle stelle!

Valentino Terranova
 

6 OSCAR (2010): Miglior Film, Regia (Kathryn Bigelow), Sceneggiatura Originale, Montaggio, Sonoro, Montaggio Sonoro

Vincitore del Premio Gucci allo sceneggiatore Mark Boal durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia 2009


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